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...e_se_c'è_chi_la_chiama_merda_io_la_chiamo_arte...
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post pubblicato in Diario, il 7 novembre 2014
Ho le mani fredde, se qualcuno mi toccasse, temo rimarrebbe attaccato, riuscendo a guardarmi dentro. Attraversando vene e capillari, si farebbe strada verso posti segreti che forse neanch’io conosco. Forse ignoro ancora tanto di me. Ignoro eventuali reazioni davanti a ipotetici occhi. Ignoro emozioni verso chi ha scelto di non oltrepassare un confine, quello che unirebbe due anime fragili, deluse, un po' stanche ma che si vogliono bene. Vorrei conoscerne l’effetto. Sapere se quello che non ho è veramente quello che cerco, oppure è solo frutto di grosse illusioni. Volere quello che non si può e non volerlo quando lo si ha. Un errore molto comune, ma che poco consola. Di chi è la colpa quando si diventa così ciechi? Quando hai qualcosa d’importante e non ci fai caso, o quando la rendi stupida e piccola invece di tenerla stretta. Ti scivola via qualcosa che potrebbe essere quello che hai sempre cercato e non te ne accorgi. Potessero gli altri fare queste riflessioni. Potessi farne di meno io. Potessi io, semplicemente, tuffarmi in un mare di emozioni e nuotare verso la felicità. Mi scopro nuova ogni giorno, con qualcosa in più negli occhi e il cuore sempre più pieno. Aspetto che le parole diventino sguardi. E che gli sguardi diventino poesia. E che la poesia si trasformi in emozioni.

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permalink | inviato da Concy31 il 7/11/2014 alle 17:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
Noi e il nostro filo.
post pubblicato in Diario, il 7 giugno 2013

- Il filo sottile che tiene insieme due persone.
- Quale filo?
- Il filo di tutto quello che le tiene legate, anche quando sono lontane. Anche quando non si vedono e non si parlano.
- Perché dici il filo?
- Perché è una cosa molto sottile e molto resistente, no? Che puoi anche non vedere, ed è estensibile quasi senza limiti attraverso la distanza e il tempo e l’affollamento delle altre persone che occupano lo spazio e lo attraversano in ogni direzione.
Però non è affatto scontato che ci sia, il filo.
- No?
- No. Magari due pensano di essere molto legati, poi appena provano ad allontanarsi scoprono che in realtà stanno benissimo ognuno per conto suo.
- E allora perchè pensavano di essere legati?
- Perchè erano tenuti insieme da una colla di pura abitudine e oggetti e luoghi condivisi e gesti stratificati. E’ una colla così forte da sembrare una saldatura permanente, ma appena uno dei due prova a staccarsi non c’è nessun filo che lo segua.
- Che triste.
- Sì. La maggior parte dei legami sono di questo genere, credo.
- Come fai a sapere che invece il filo c’è?
- Quando provi a romperlo, e ti trovi in caduta libera attraverso il senso delle cose.
- E di cosa è fatto, questo filo?
- Di uno scambio continuo di domande e risposte. Sguardi, anche solo immaginati. Assonanze e intuizioni e sorprese, curiosità reciproca che non si esaurisce. E similitudini, e differenze.

Andrea De Carlo, “Pura vita”


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permalink | inviato da Concy31 il 7/6/2013 alle 12:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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